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By Magocsi

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A literay chronicle pf the Twenties and Thirties. No airborne dirt and dust jacket. Binding splitting on the entrance. Hardback, ex-library, with traditional stamps and markings, in reasonable all around appropriate as a interpreting replica.

Le siècle d’or de l’Empire Romain

Les resources antiques ne tarissent pas d'éloges sur l. a. dynastie des Antonins, qui régna de ninety six à 192 (il s'agit d'ailleurs de l. a. plus longue dynastie impériale. )

Les quatre premiers Empereurs de cette dynastie n'ayant pas european d'héritiers mâles, ils durent se résoudre à adopter leur successeur. Ainsi, le principe de filiation disparut pendant un temps, mais en contrepartie, les souverains s'assurèrent que leurs héritiers seraient des Empereurs compétents.

Sur les six Empereurs s'étant succédés, les cinq premiers furent surnommés les Cinq bons Empereurs ; le siècle au cours duquel ils ont gouverné fut appelé siècle des Antonins ou siècle d'or

Staline et les Juifs

S'il est vrai qu'à ses débuts l. a. Révolution russe de 1917 a pu se parer des apparences d'une émancipation du peuple juif, il n'en demeure pas moins que, sous Staline, le vieil antisémitisme a toujours été complaisamment alimenté, couvé, tel une lame de fond prête a refaire floor à l. a. moindre get together.

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A determinare il quadro non è lo sguardo che ruota per così dire tutt’attorno al proprio palazzo, alla propria città o al proprio regno e suddivide a partire da o in funzione di questo centro i paesi (o i popoli), ma quello del viaggiatore, di colui che non è legato a un luogo o a un sovrano. Il suo punto di partenza era il mare ovvero, per dirla con Platone, lo stagno attorno al quale le città greche erano sedute come ranocchie: un elemento comune dunque, appartenente a tutti e a nessuno. Questo modo di guardare le cose coglieva le molteplicità dei paesi situandoli l’uno accanto all’altro.

Secondo questa narrazione, la causa vera della guerra fra greci e persiani si sarebbe dovuta ricercare in un lontano passato, secoli prima della fondazione del regno persiano. In quei tempi mitici i fenici avevano rapito la greca Io, e i greci, per rivalsa, Europa, figlia del re fenicio. Successivamente gli argonauti greci avevano rapito Medea, nella Colchide, sul Mar Nero, e di lì a poco il troiano (e quindi asiatico) Paride involò la greca Elena. La frizione sarebbe potuta finire lì, perché non era il caso di prendere troppo sul serio certi sequestri di persona: «È evidente che quelle donne non sarebbero state affatto rapite se non l’avessero esse stesse voluto».

Però «l’importante collocazione, di rilevanza storica universale, dello spirito greco fra Oriente e Occidente» dovrebbe essere chiarita. Subito dopo aver fatto questa considerazione, Burckhardt prosegue: «Quel che [i greci] fecero e patirono, lo fecero e lo patirono liberi e quindi diversamente da tutti gli altri popoli del passato. Essi appaiono originali e spontanei e consapevoli là dove fra gli altri predomina un cupa costrizione». In tal modo anche lui, nonostante tutta la «continuità dell’evoluzione del mondo» di cui parla nello stesso contesto, avvicina dunque i greci molto di più all’Europa medievale e moderna che non all’Oriente.

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